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Progetto :
EILALINOS l’Olio di MORGANTINA
(Rielaborazione elettronica a cura di Antonio Guerrera)
Relazione storica :
L’alimentazione nella Sicilia antica ha avuto un ruolo predominante rispetto ad altre attività dell’uomo siceliota per la ricchezza e fertilità dei suoi terreni, che hanno permesso non solo lo sviluppo dei primi abitanti nei loro villaggi e rocche, quali i Sicani, Siculi, Elimi, Fenici, ma l’Isola divenne la meta preferita per i coloni greci provenienti dalle Poleis greche. (1)
Se è pur vero che Omero in alcuni canti della sua Odissea (VIII sec. a.C.) descrive la Sicilia, peraltro conosciuta e frequentata dai navigatori e mercanti micenei sin dal XII sec. a.C., quando nel 735 a.C. si formò la prima colonia a Naxos ad opera dei calcidesi. (2)
Il vino offerto da Ulisse al ciclope Polifemo diventò per magia non più un’arma per supplire alla forza bruta dei primi abitanti Sicani e Siculi, ma il simbolo per eccellenza della ricchezza dell’Isola. (3)
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Mosaico della VILLA CASALE di Piazza Armerina (ULISSE-POLIFEMO)
Nel periodo di colonizzazione greca, con la formazione delle grandi Poleis come Siracusa, Messana, Katane, Gela, Akragas, Himera, Selinunte, Leontini etc., la cucina siciliana si sviluppò a tal punto che riuscì ad essere apprezzata in tutto il Mediterraneo. (4)
La genuinità di prodotti siciliani come grano, orzo, miele, vino, olio, formaggi, mele e carni di animali come cinghiale, maiale, capretti, agnelli, vitelli etc., furono gli elementi essenziali per sviluppare la fantasia di alcuni cuochi nel preparare i loro piatti prelibati. (5)
Archestrato di Gela, famoso nella seconda metà del IV sec. a.C. (330?), scrisse diverse opere come la "Vita comoda (HEDUPATHEIA)", la "Deipnologia", la "Gastrologia", ma soprattutto "L’Arte del Cuoco", un trattato sulla cucina siciliana che venne diffuso in tutta la Grecia, anche perché questo mago della cucina siciliana girò per parecchie Poleis greche alla ricerca di cibi e pesci prelibati. (6)
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Mosaico della VILLA CASALE di Piazza Armerina
Sappiamo che MORGANTINA, da villaggio costruito sulla collina della Cittadella sin dal XI sec. a.C. dai Morgeti, si trasformò in una polis siculo-ellenizzata ad opera dei coloni calcidesi provenienti dalla pianura etnea intorno agli anni 550-540 a.C., che riuscirono prima con scambi commerciali e poi con un’azione di forza a sottomettere la popolazione morgetica. (7)
Di conseguenza con la razionalizzazione del territorio (Khorà), operata dai sicelioti-morgantini residenti negli edifici realizzati nell’Area della Cittadella estesa circa Ha 14,00 e suddivisa in tre zone (anche se tutto ciò avvenne velocemente senza un preciso piano urbanistico, se non quello di costruire gli edifici religiosi e pubblici su quelli preesistenti), l’agricoltura si sviluppò a tal punto che Morgantina divenne una delle polis più ricche dell’entroterra siciliano. (8)
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CITTADELLA di MORGANTINA
In pratica gli abitanti di Morgantina potevano contare sull’enorme ricchezza del suo vasto territorio ricco di boschi e con il fiume Gornalunga (Albos), ch’era il cuore principale della sottostante fertile pianura. (9)
Il ritrovamento di molte ossa di cervi e daini sulla Cittadella fa pensare ai riti religiosi celebrati dalla comunità del villaggio morgetico (XI sec. a.C.), ma per avere un’idea precisa sull’Olio prodotto a Morgantina occorre descrivere gli usi e le consuetudini della polis ellenizzata di Sella Orlando e cioè quella visibile con la sua grande Agorà (30.000 mq), risalente al IV-III sec. a.C.. (10)
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ACROLITI di MORGANTINA (DEMETRA e PERSEFONE)
Attraverso i rilievi topografici degli archeologi sappiamo che i lotti dei coloni calcidesi furono ben sistemati dentro una griglia cinta da mura spesse per una difesa sicura; ma nonostante ciò sappiamo che il condottiero gelese Ippocrate, durante la sua penetrazione nell’Isola con la sua potente cavalleria riuscì a conquistare Morgantina nell’anno 495 a.C.. (11)
Una prova inconfutabile della ricchezza legata ai prodotti agricoli ci viene data dalla litra d’argento coniata negli anni 465-460 a.C. dalla zecca cittadina con la raffigurazione di una spiga di grano e di una divinità (Dionisio-Zeus?). (12)
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LITRA D’ARGENTO 465-460 a.C.
In base agli studi in uno strato sottostante la Stoà Nord (Malcolm Bell), per il periodo di assoggettamento alla polis di Kamarina (424-415 a.C.), sappiamo che l’olio di Morgantina, prodotto mediante la lavorazione con delle rudimentali macine di pietra arenaria venne esportato nelle grandi polis della Grecia ed in alcune città del Mediterraneo. (13)
Il culto di una divinità per i Greci nasce in relazione ai luoghi e soprattutto è legato ai prodotti della natura, tant’è che le 12 divinità dell’Olimpo erano quasi tutte associate a qualche frutto o pianta (melograno, mela, alloro etc.). (14)
I coloni calcidesi, nell’assimilare e cooptare le divinità sicule morgetiche, come l’antica Dea Mater SIKELIA, la trasformarono nella loro Dea DEMETRA (DA MATER). (15)
Quali erano le pietanze preferite dei morgantini intorno a quegli anni 540-467 a.C.? Allo stato non abbiamo dati sufficienti ma possiamo supporre gli stessi delle poleis calcidesi. (16)
In fondo la classe agiata era formata da siculi-ellenizzati e non più i morgeti relegati al ruolo di schiavi.
Il cratere a figure rosse del grande artista Euthidimes, esposto nel nostro Museo archeologico, è la testimonianza archeologica della ricchezza dei morgantini.
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Cratere di EUTHIDIMES (510-495 a.C.)
Infatti dopo la caduta dei Dinomenidi, avvenuta nell’anno 467 a.C., Morgantina divenne la preda principale del condottiero siculo Ducezio. (18)
Ducezio, ch’era stato uno dei chiliarchi al servizio del regime democratico-repubblicano di Siracusa nell’anno 459-58 a.C., riuscì a conquistarla eliminando i dominatori calcidesi (10% della popolazione).
Ducezio, che aveva costituito una Lega delle Poleis sicule, non solo era un valente stratega militare ma anche un abile politico e urbanista.
Per dare un’impulso nuovo alla popolazione morgetica, già sottomessa ai coloni greci, fondò sull’antico villaggio dei Sicani in contrada Sella Orlando la nuova Morgantina, con l’assegnazione di lotti. (19)
Il sito di Sella Orlando venne scelto da Ducezio, non solo per la sua vasta estensione di Ha 78,00, ma anche per le sue sorgenti d’acqua e per la presenza di un’antico santuario dedicato alla Dea Madre sicula che i coloni calcidesi avevano assimilato al culto prima delle divinità ctonie sotterranee e poi alle Dee Demetra e Persefone; quest’ultime erano più adatte al territorio di Morgantina per la ricchezza di grano, orzo etc.. (20)
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Agorà di MORGANTINA
Morgantina divenne la base operativa di Ducezio che in quegli anni, 458-450 a.C., doveva conquistare la vicina Aitna di Dinomene, spostarsi nella vicina Palike e nella sua nativa Menanoin, e contrastare gli eserciti di Akragas e Siracusa. (21)
Nel 440 a.C., terminata l’avventura di Ducezio con la riaffermazione della potente Siracusa, la polis duceziana di Morgantina venne nuovamente posta sotto il giogo e tutela della capitale. (22)
L’anno 424 a.C. storicamente è importante, poiché in base agli accordi di Gela voluti dal condottiero siracusano Ermocrate per tutte le Poleis siceliote, al fine di contrastare le mire egemoniche di Atene, Morgantina venne ceduta alla dorica Kamarina per una imprecisata somma di denaro. (23)
Nell’Agorà, nella parte settentrionale (l’attuale Gymnasium), furono edificati dei grandi magazzini e depositi da parte dei nuovi padroni kamarinesi.
Chiunque entrava in città dalla porta sud (posta sull’attuale palazzo diroccato Boscarini) doveva passare necessariamente dal Santuario centrale e poi procedere verso i magazzini kamerinesi. (24)
Possiamo rilevare che la nuova generazione di morgantini (di origine morgetica al 60%) diventò più intraprendente e portata ai commerci, tanto che nell’anno 396 a.C. il tiranno di Siracusa Dionisio Il Grande la conquistò per stanziare i suoi mercenari (campani?). (25)
Morgantina in ogni caso era una Polis sicula-ellenizzata che viveva del frutto del suo lavoro sui campi coltivati ed aveva una sua precisa identità culturale.
Per cui è possibile che la popolazione si riprese la sua libertà ed autonomia, se è vero che nel 393 a.C. aprì le porte all’esercito punico di Magone sbarazzandosi dei soldati mercenari lasciati da Dionisio. (26)
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Moneta di bronzo coniata dalla zecca di MORGANTINA (380-360 a.C.)
In quel periodo (dal 424 a.C. sino al 360 a.C.) lo sviluppo della Polis era lento e costante, tanto che dell’intera superficie protetta dalle mura il 60% era già occupato da edifici familiari; in pratica negli spazi vuoti dei lotti si coltivavano gli ulivi e la vite ed alcuni alberi da frutto, per come configurato dalle ipotesi di vari scavatori (Paolo Orsi – Luigi Pappalardo – Erik Sjoqvist). (27)
Quando Dione intraprese la sua guerra contro suo nipote Dionisio Il Giovane (357-354 a.C.) Morgantina coniò nella sua zecca il famoso Dilitron di bronzo con Athena e il leone che sbrana il cervo.
E’ chiaro quindi che questa Polis aveva una certa sua importanza legata soprattutto alla presenza del Santuario centrale dedicato a Demetra e Persefone poiché il Leone era un simbolo legato a queste due divinità. (28)
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Dilitron di bronzo coniato dalla zecca di MORGANTINA (357-354 a.C.) - periodo di DIONE
Occorre anche precisare che il filosofo Platone già durante il primo soggiorno a Siracusa rimase stupito che le feste in onore di Demetra e Kore duravano 10 gg (Epistola VII), ma è il suo allievo prediletto Dione e la sua famiglia che danno un significato importante al rito religioso, basti pensare che il suo uccisore Calippo viene fatto giurare al santuario posto nell’Isola di Ortigia e poi sappiamo che durante le feste in onore di Persefone viene consumato il misfatto. (29)
Forse anche la popolarità e devozione religiosa dei morgantini per la dea Athena raffigurata sulle monete di quegli anni è da collegare alla ricchezza dei prodotti della Khorà; sappiamo tutti che questa divinità protegge sia l’ulivo che l’agricoltura come Demetra. (30)
Il vero cambiamento di Morgantina avvenne durante il periodo di Timoleonte (344-339 a.C.), in cui venne risistemata l’Agorà con l’edificazione di nuovi edifici pubblici, come il Bouleterion per il Senato cittadino, l’Ekklesiasterion per le Assemblee dei cittadini, nella Tholos centrale dedicata a Zeus agoraio venne edificato un piccolo tempio dedicato ad Hermes, mentre le grandi statue di Demetra e Persefone furono poste la prima sul basamento sopra la grande scalinata trapezoidale mentre la seconda sul basamento posto davanti il Santuario centrale. (31)
Secondo gli archeologi (E.Sjoqvist- R.Stillwell) venne ricavato un nuovo spazio per costruire un teatro, per dare vita alla nuova Polis con una popolazione in notevole aumento, per l’ingresso di nuovi coloni provenienti dalla Grecia e/o da cittadini di altre Poleis siceliote e sicule. (28)
Timoleonte viene ricordato non solo per le battaglie vittoriose prima contro la nemica Cartagine e contro i vari tiranelli delle Poleis siceliote, ma come colui che attuò il programma politico di Platone e Dione per riportare la Sicilia alla grecità e quindi ai valori politico-religiosi dei primi coloni greci. (32)
Si narra di Timoleonte che ci fu un’auspicio favorevole da parte della Sacerdotesse che riferirono di un sogno prima del suo viaggio. (33)
Morgantina nel periodo di Timoleonte (344-330 a.C.) coniò diverse monete con la raffigurazione di Apollo come simbolo di rinascita e nel contempo di rifondazione della Polis, con Zeus Eleutherios (già peraltro adottato da Dione) per la propria libertà e con la Dea Sikelia, per la quale si nutriva un profondo affetto da parte della popolazione ancora prevalentemente di origine morgetica. (30)
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Moneta di bronzo coniata a MORGANTINA
periodo di TIMOLEONTE (344-330 a.C.) con la dea SIKELIA
Secondo i dati archeologici e gli studi degli esperti, il Santuario centrale dedicato alle Dee Demetra e Persefone con lo sposo Hades, abbastanza frequentato da diversi fedeli provenienti da ogni parte dell’Isola, venne ulteriormente ampliato per far posto al rito religioso in onore di Dionisio e venne realizzata una piccola fornace per fabbricare le lucerne e statuine per le offerte. (34)
A partire da questo preciso periodo possiamo parlare di alimentazione perché attraverso i riti religiosi in onore delle divinità di Morgantina conosciamo i cibi utilizzati dalla popolazione. (35)
L’ipotesi più verosimile del rito religioso adottato in onore delle divinità protettrici da una polis siculo-ellenizzata come Morgantina si basa sugli stessi manufatti realizzati a suo tempo sia nel periodo di Timoleonte (340-330 a.C.) che in quello successivo di Agatocle (317-289 a.C.), anche se c’è da rilevare che l’attuale Agorà è quella del periodo di Re Gerone II (275-215 a.C.). (36)
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Tetradramma d’argento coniato a MORGANTINA
periodo di AGATOCLE (310-305 a.C.)
EDIFICI E RITI RELIGIOSI
A) L’ara circolare del diametro di cm 300 (n. 10 piedi), posta nella parte meridionale del Santuario, è un altare adatto per le offerte da parte dei fedeli.
In questo altare non solo si può accendere il fuoco, ma si può vedere il sangue delle vittime sacrificali e il sacerdote preposto al rito religioso compie l’offerta della parte riservata agli Dei facendola divorare dal fuoco, mentre quella parte riservata agli offerenti prima viene arrostita e poi consumata dai presenti (sacerdoti, assistenti e fedeli).
Gli animali sacrificati in questa Ara dedicata all’antica sicula dea madre GHE’, prima nel VIII sec. a.C. poi denominata dai greci colonizzatori DA MA TER = DEMETRA, ma forse meglio definirla la Dea SIKELIA per il fatto ch’era posta a cielo aperto (Thisia), erano probabilmente cinghiali, maiali, arieti e qualche piccolo torello in relazione ad alcune tracce di un anello posto nella parte sottostante. (33)
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SANTUARIO centrale - Ara per i sacrifici
B) Nel recinto circolare dello stesso diametro di cm 300, con il muretto dello spessore di cm 40, c’era sistemato il Bhotros nel quale venivano poste le offerte in onore di Persefone e Hades (lucerne, monete, tavolette di piombo con le scritte di maledizioni.). (34)
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Recinto sacro con il brothos
C) L’Altare a Naiskos coperto, formato da un pronao e una cella (Naos) dove erano poste le statue della Madre (Demetra) con la figlia Kore (Persefone), presuppone anche che il rito religioso praticato dal Sommo Sacerdote (il cosidetto Hierofante) veniva eseguito con la raccolta dei crani degli animali, con la loro esposizione Bukrania presso il cortile attiguo.
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Santuario centrale (naiskos)
Comunque è possibile che in questo altare a Naiskos venissero portate le offerte di frutta, fiori, olio, formaggi, pane, latte, vino, miele, per dare la possibilità al Sommo Sacerdote, accompagnato dai suoi assistenti e dai Magistrati (almeno nel periodo democratico di Timoleonte), di celebrare il rito all’aperto con alcuni canti corali e delle musiche di cortei provenienti direttamente dall’Ekklesiasterion nel quale si raccoglievano tutti i fedeli e visitatori.
Molto probabilmente le vittime sacrificali erano di color nero perché da sempre a Morgantina era stata la Dea Persefone, una divinità legata agli Inferi (Enagismos), la protagonista principale; un esempio lo abbiamo nel cinghiale dipinto in un’arula ritrovata sulla Cittadella risalente al VI sec. a.C..
Un ampliamento del predetto Santuario centrale, che gli esperti (Hubert L.Allen - Lorenzo Guzzardi) rimandano al periodo di Agatocle (310-289 a.C.), non fa che confermare la popolarità di Morgantina per il rito religioso praticato in onore di Persefone. (35)
Sappiamo che il nuovo Basileos della Sicilia, protagonista di guerre contro la nemica di sempre Cartagine, era particolarmente devoto alle Dee Demetra e Persefone, basti pensare all’incendio delle sue navi quando sbarcò sulla costa africana.
Con una torcia accesa in mano Agatocle, che aveva già giurato anni prima al Santuario di Demetra a Siracusa per la sua fedeltà al popolo nel 315 a.C., chiamando a testimone la dea Persefone la Liberatrice compie un rito religioso prima della sua guerra di conquista, un rito simile a quello praticato a Morgantina due anni prima. (36)
Sappiamo infatti che Agatocle era legato da un profondo affetto alla Polis di Morgantina per l’aiuto e sostegno ricevuto nel 317 a.C., quando l’Assemblea cittadina con i Magistrati e Senatori presenti sull’Ekklesiasterion stipularono con lui un patto di fedeltà con la nomina immediata di Strategos, autocratos, fornendogli 1.200 soldati e 300 cavalieri. (37)
D) In quel periodo agatocleo (317-300 a.C.) venne realizzato l’ampliamento del Santuario, con la realizzazione di una piccola Fontana per le abluzioni degli animali e un piccolo recinto dove era posta la cassetta per le offerte. (38)
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E) Venne anche edificato un’Altare rettangolare dedicato al Dio Dionisio, una divinità sempre strettamente legata a Demetra e Persefone per la produzione agricola e i commerci dei morgantini. (39)
F) In questo nuovo edificio venne realizzata anche una piccola fornace del Sacerdote-ceramista per dare un servizio completo agli offerenti in pratica una lucerna o statuina in terracotta; occorre precisare che Agatocle aveva fatto da giovane il vasaio, come suo padre Carcino, e si vantava di tale professione, per cui è molto probabile che a Morgantina si attuasse la sua politica religiosa realista. (40)
Non sappiamo con certezza se nello stesso periodo di Agatocle (317-289 a.C.) il Bema del vicino Ekklesiasterion venisse utilizzato come altare per i sacrifici in onore delle divinità (Zeus), ma secondo la ricostruzione degli archeologi, sul basamento posto sopra l’Ekklesiasterion c’era una statua di Hera o Demetra, mentre quella bellissima di Persefone (ndr. la cosidetta Afrodite del Paul Getty Museum di Malibu, che rientrerà nel 2010) era collocata sul basamento posto davanti al Santuario. (41)

La cosidetta AFRODITE di MORGANTINA (datazione 420-415 a.C.)
Pertanto il visitatore o fedele che entrava dalla porta sud era obbligato prima a passare dal Bema poi salire l’Ekklesiasterion guardando la prima divinità protettrice di fronte (Demetra) e poi l’altra divinità, Persefone, prima di accedere al Santuario per officiare il rito religioso. (42)
Naturalmente nel tempio a naiskos sul basamento della cella c’erano le due statue di Demetra e Persefone sedute per tutte le numerose offerte di cibi che venivano raccolti dagli assistenti del sacerdote nell’antistante Pronao. (43)
Dobbiamo rilevare con interesse che non era solamente la religione o la religiosità ad occupare la vita dei morgantini, ma anche la politica praticata negli edifici pubblici dell’Agorà. (44)
Sin dalla sua istituzione timoleontea a Morgantina c’era la consuetudine di riunire l’Assemblea ogni 10 giorni e la sessione si apriva con una cerimonia religiosa con il sacrificio di un vitello o maiale in onore di Zeus Agoraio presso la sua statua posta nella Tholos centrale. (45)
Dopodichè il Presidente leggeva l’ordine del giorno e procedeva per ordine di età alla votazione per alzata di mano sull’eventuale proposta; ma quando c’era in ballo la nomina di una persona si procedeva ad una votazione per scrutinio segreto.
Alcuni archeologi (Erik Sjoqvist- Kenan T.Erim), durante il primo periodo di scavi, hanno rilevato dei resti di gettoni di presenza in terracotta. (46)
E’ molto probabile che l’Assemblea sull’Ekklesiasterion fosse aperta a tutti, anche a quelli in basso nella scala sociale.

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L’EKKLESIASTERION di MORGANTINA
Dai rilievi effettuati dagli archeologi (Richard STILLWELL) del vicino Teatro greco la sua edificazione viene datata per gli anni 310- 305 a.C., anche se c’è da rilevare che la scritta posta nella 13^ fila, ARCHELAOS figlio di EUKLEIDAS a DIONISIO (donò), rimanda ad un periodo successivo (290-280 a.C.). (47)

Teatro greco di MORGANTINA
Per i sicelioti (tutti figli di siculi-sicani-greci etc.) la pratica e devozione religiosa deve essere legata ai luoghi di residenza e le loro divinità sono strettamente legate ai prodotti della terra.
Per Morgantina, sia in base ai rilevamenti effettuati sin dal 1955 dagli archeologi che dalla sua variegata monetazione nel lungo periodo dal V sec. a.C. sino al II sec. a.C., possiamo rilevare che:
1) la Dea ATHENA proteggeva le piante d’ulivo ed insieme al Dio EILALINOS.
Infatti, per l’olio di Morgantina, nello stesso Santuario di Demetra e Persefone venne istituito un rito religioso in onore delle divinità che denominarono EILALINOS (ndr. traduzione greca del Dios che dà l’olio).
Diversi studiosi (Malcom BELL – Lorenzo GUZZARDI) che si sono occupati di Morgantina hanno ipotizzato che il culto in onore della divinità EILALINOS venisse praticato nel periodo di ottobre-novembre durante la raccolta delle olive ed era strettamente collegato alla festa religiosa in onore di Demetra e Persefone, riservata alla semina del grano ed orzo.
2) il Dio DIONISIO la produzione della vite murgentina e del vino murgentino, che è stato considerato uno dei principali vini della Sicilia antica, tanto che durante il periodo di dominazione romana la vite venne trasportata e trapiantata a Sorrento per ricavarne in seguito la vite pompeiana – i romani denominarono greco il vino di Pompei; (49)
3) la Dea DEMETRA gli ovi-caprini e la produzione di formaggio, grano, orzo e cereali in genere; (50)
4) la Dea PERSEFONE con lo sposo, il Dio HADES, l’allevamento di arieti, maiali e cinghiali; (51)
5) il Dio APOLLO l’allevamento dei cavalli; (52)
6) ZEUS, padre degli Dei, tutti gli animali da sacrificare ma soprattutto i bovini; (53)
7) la Dea ARTEMIDE il miele e la cacciagione (uccelli) in generale; (54)
Una premessa necessaria per descrivere ed illustrare il periodo di Re Gerone II (275-215 a.C.) quando Morgantina ebbe il suo sviluppo maggiore con la completa urbanizzazione di tutta quanta l’area abitata.
Ma anche una trasformazione delle unità abitative, in quanto i lotti originari già prefissati al tempo di Ducezio vennero accorpati per dare la possibilità ai ricchi morgantini legati alla corte siracusana di realizzare delle bellissime Ville ellenistiche della superficie di mq 500-600. (55)
Nell’Agorà di Morgantina, con un superficie di mq 30.000, pari a ¾ di quella di Atene nel periodo di maggior sviluppo di Re Gerone II, vennero realizzati diversi edifici pubblici come la Stoà Est, con un grande porticato, lunga 300 piedi (m 91,50), sede per la trattazione di affari commerciali e nel contempo il tribunale per la giustizia. (56)
La Stoà Nord-Ovest, già realizzata nel V-IV sec. a.C., venne adibita a Tabularium (o secondo alcuni esperti venne utilizzata come Zecca cittadina) per la vicinanza del Bouleterion, la sede del Senato cittadino, un organo ancora funzionante per volere di Re Gerone II ma con finalità un pò diverse; in pratica era un Consiglio di saggi. (57)
La Stoà Nord era adibita a Gymnasium e venne realizzata una Casa Fontana per permettere ai cittadini impegnati nella vita pubblica di attingere acqua per i loro bisogni, ma serviva anche per le grandi adunate di soldati ospiti della Polis. (58)

Casa Fontana di MORGANTINA (III sec. a.C.)
La Stoà Ovest, composta da diverse botteghe ellenistiche provviste al piano terra di laboratori, non venne completata per la distruzione violenta operata dai romani nel 211 a.C.. (59)
Il Pritaneon, ovvero l’ufficio del Supremo magistrato, il Pritano eletto ogni anno, venne occupato da un componente della corte geroniana. (60)
Sappiamo che Re Gerone II venne nominato Strategos autocratos insieme al greco Artemidoro dall’esercito nel 276 a.C. a Morgantina ed era particolarmente legato non solo per questo episodio ma anche per la nascita della propria madre, una morgantina al servizio dell’aristocratico siracusano Ierocle. (61)
La costruzione del nuovo grande Granaio, voluta da Re Gerone II su progetto del geniale Archimede, permise alla polis, o meglio ai suoi ricchi proprietari terrieri, un accumulo di enormi ricchezze nel periodo di quella prima guerra punica (275-241 a.C.). (62)
Occorre precisare che i prezzi di grano, orzo e prodotti in genere, a causa di quella guerra aumentarono parecchio e perfino la nemica Cartagine ne fece richiesta alla stessa Corte geroniana utilizzando altre Polis greche del Mediterraneo per evitare sanzioni da parte di Roma. (63)
Possiamo dunque rilevare che l’Agorà di Morgantina, nel lungo regno di Re Gerone II (275-215 a.C.) era una meta frequentata da diversi commercianti, artigiani, soldati, cortigiani etc., provenienti da ogni parte del Mediterraneo. (64)
Nel tempietto di Hermes vicino alla Tholos timoleontea, c’era sistemato un Agoranomoi, un magistrato che sorvegliava il mercato mentre alcuni Metronomi controllavano le misure dei commercianti e venditori autorizzati a vendere i loro prodotti.
Nei due granai erano adibiti i Sitofilici, ovvero i Commissari del grano e orzo che segnavano nelle tavolette di piombo tutti i carichi e gli scarichi secondo la legge voluta da Re Gerone II (Lex Jeronica). (65)
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Casa ellenistica di GANIMEDE (III sec. a.C.)
Per avere una visione complessiva più aderente alla realtà storica possiamo immaginare che il ricco proprietario della casa di Ganimede viveva con la sua famiglia in una Villa ellenistica dotata di un grande peristilio con le stanze decorate di affreschi alle pareti (con degli episodi sul ciclo degli Eroi e degli Dei), mentre i pavimenti con i pregevoli mosaici realizzati da valenti artigiani sicelioti provenienti probabilmente dalla scuola d’Alessandria d’Egitto. (66)
Preciso che allo stato i mosaici realizzati con delle tessere di Morgantina sono i più antichi fra quelli ritrovati in tutto il Mediterraneo. (67)
Questo ricco possidente produttore di grano, orzo, olio, vino, che chiameremo Eupolemos etc., mentre riserva alla propria moglie il compito dei lavori in casa per gli schiavi e schiave, nonchè l’educazione delle sue figlie, di buon mattino si reca all’Agorà per trattare i suoi commerci nella Stoà Est con i suoi referenti o acquirenti.
Il nostro Eupolemos ha due figli maschi di 12 e 15 anni e non si occupa tanto di loro perché li affida al suo Pedagogo a pagamento, questi proveniente da Siracusa, un certo Ninfodoro li conduce al Gymnasium per fargli studiare non solo la poesia, la musica, l’aritmetica, la geometria, ma anche praticare le attività sportive e quelle guerresche dei combattimenti.
Eupolemos, dopo un piccolo spuntino, a mezzogiorno provvedeva a completare il ricco arredamento della sua ricca dimora acquistando da un mercante proveniente dalla Grecia delle stoviglie d’argento.
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Peristilio della casa di GANIMEDE
Eupolemos, d’accordo con sua moglie Demarata, ha già attrezzato la sua villa di ogni mobile (bauli, tavole, letti, sedie, sgabelli), ma per fare una bella figura, la sera, per il banchetto riservato ai suoi amici, ha comprato al mercato di Morgantina un bellissimo cratere d’argento, trovandolo più adatto per gustare il suo vino murgentino prodotto direttamente dal suo vigneto allocato nella sua grande fattoria estesa 400 medimmi, nella quale impegna circa 300 schiavi e 20 uomini di fiducia. (68)
Per la cena, o simposio, di quella sera, allietata da diverse suonatrici di flauto, Eupolemos vuole meravigliare i suoi ospiti (il Senatore Archidamo, il chiliarca Damone, il ricco commerciante Damas) con dei piatti prelibati come il maialino al forno, il fagiano arrostito, il capretto cucinato con le sue dolci mele, un vino speziato invecchiato adeguatamente, miscelato in ragione di 2: 1 d’acqua per gustare il formaggio prodotto nella sua fattoria ed infine un dolce fatto con il suo miele e la ricotta fresca ricavata dall’allevamento dei bovini di proprietà.
Eupolemos è un nome che non ho scelto a caso perché è legato al ritrovamento dei fantastici 14 Argenti ellenistici, ovvero il Tesoro attualmente depositato al Metropolitan Museum di New York che prossimamente verrà restituito alla nostra comunità.
Gli Argenti di Morgantina, risalenti al III sec. a.C., sono stati realizzati da grandi artigiani e molto probabilmente appartenevano al sommo Sacerdote di Demetra e Persefone (lo Hierofante), colui che conosceva bene i Misteri ovvero i riti religiosi per propiziare ai fedeli le divinità, soprattutto la liberatrice Persefone che poteva intercedere per le anime dei defunti presso lo sposo Hades, il Giudice supremo dell’aldilà.
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Argenti ellenistici di MORGANTINA
L’ipotesi che questi argenti servivano al rito religioso in onore di Demetra e Persefone trova fondamento per la loro composizione, oltre che per il numero 14, poiché i corni vanno considerati un solo pezzo, strettamente legato ai Misteri eleusini, e val la pena descriverli:
a) nr. 2 coppa profonda a profilo concavo - diametro: cm 22,8 - peso: g 407-418 - per le libagioni;
b) nr. 2 corna - lunghezza: cm 15,5 - peso g 74 - per legarli alla vittima sacrificale;
c) una coppa semisferica - diametro: cm 14 - peso: g 151 - per l’offerta;
d) uno skyphos ovoide - diametro: cm 13,3 - peso: g 300 - per il rito dello Hierofante;
e) un kyathos - diametro: cm 5,5 - altezza: cm 24,7 - peso: g 119;
f) nr. 2 secchio tronco-conico - altezza: cm 18,5 - diametro: cm 26 peso - peso: g 891 - per mescolare il vino con i tre appoggi forgiati a maschere teatrali, raffiguranti le tre divinità di Morgantina Demetra, Persefone e Dionisio (il teatro era vicino al Santuario e Dionisio è sempre associato a Demetra);
g) una Pisside con lamina decorata a sbalzo - diametro: cm 10,5 - peso: g 81 - con la raffigurazione di Demetra con una cornucopia e Trittolemo (Ploutos) utilizzata per la profumazione;
h) una coppa profonda a profilo conico - altezza: cm 6,8 - diametro: cm 21 - peso: g 480;
i) una Phiale mesomphalos - altezza: 2,3 cm - diametro: cm 15 - peso: g 104 - per le carni dell’offerta;
j) una pisside circolare - altezza: cm 5,5 - diametro: cm 8,3 - peso: g 148 - con una lavorazione a foglia d’oro e la raffigurazione del mostro marino Scilla (la dea Sikelia) in atto di lanciare un masso di pietra lavica;
k) un Altare cilindrico su base quadrata - altezza: cm 11 - base: cm 11 - peso: g 368 - con la raffigurazione di un bukranio e alla base tre lettere D – P - M (Demetra, Persefone e Morgantinon). (69)
Certamente l’altra ipotesi, da non scartare, che gli Argenti ellenistici potessero appartenere a qualche possidente per i suoi simposi trova fondamento anch’essa, da quanto sappiamo, sul prestigio della corte geroniana, considerata pari a quella dei Tolomei di Alessandria d’Egitto.
Il tenore di vita a Morgantina nel III sec. a.C. era talmente alto che diversi ricchi cittadini potevano permettersi di possedere diversi argenti.
Attraverso alcuni dati rilevati dai reperti archeologici del santuario centrale di MORGANTINA nel periodo di RE GERONE II (275-215 a.C.), cioè nel momento del massimo sviluppo e ricchezza della polis, si è potuto constatare che le offerte votive (lucerne d’olio) da parte dei fedeli al Dio EILALINOS provenivano da città come Tauromenion, Eloro, Akrai, che facevano parte del piccolo e ricco regno del Monarca ellenistico, ma anche da città assoggettate al dominio romano come Henna, Agyrion, Kenturipae, Menanoin.
Durante il lungo regno (275-215 a.C.) sappiamo che venne realizzato a Morgantina un grande Granaio, progettato dal geniale ARCHIMEDE, ma è molto probabile che l’olio prodotto in un certa quantità insieme al vino murgentino era particolarmente apprezzato nella corte siracusana di Re Gerone II ed anche nelle poleis greche della Madre patria, per come è stato evidenziato da alcune monete e resti di pithoi. (M.Bell – Ninina Cuomo Di Caprio).
Alcuni studiosi (Giovanna De Sensi Sestito - Giacomo Manganaro - R. Ross Halloway) hanno evidenziato che la ricchezza di Re Gerone II e del suo regno provenisse dall’esatta applicazione della sua legge agraria, quella denominata in seguito dai romani come LEX JERONICA.
La maggior parte dei terreni di Morgantina destinati alla produzione di grano e orzo erano coltivati a rotazione.
Pertanto veniva evitato lo sfruttamento intensivo dei terreni, invece gli uliveti e i vigneti erano sempre tenuti sotto controllo per la qualità dell’olio e del vino e tutto ciò avveniva mediante la stipula di patti e/o contratti fra i ricchi proprietari e i loro coltivatori diretti, ai quali veniva assegnato un lotto di terreno. (vds. tavole di piombo – G. Manganaro).
In pratica, anche se i grandi proprietari di Morgantina tramite gli appalti dei loro terreni potevano accumulare una ricchezza notevole tanto da realizzare le Ville Ellenistiche (Casa di ganimede-Casa del saluto-Casa del magistrato), i coloni e contadini potevano usufruire con le loro famiglie di una parte dei prodotti e l’interesse reciproco era quello di ricavare un guadagno notevole con la vendita di grano, orzo, vino, olio, formaggi e perfino animali (cavalli) e allo stesso tempo evitare che i terreni fossero dati in pascolo.
Tanto che nella narrazione di Tito Livio della spogliazione di Siracusa, avvenuta l’anno 212 a.C., per me è perfettamente identica a quella avvenuta a Morgantina nel 211 a.C. ad opera dei Romani. (70)
La presenza di molti piccoli Santuari che occupavano lo spazio di un lotto nei vari quartieri di Morgantina è dovuta, secondo alcune ipotesi, al privilegio di alcune famiglie di ereditare la possibilità di praticare il rito religioso o meglio di avere uno speciale legame con le divinità, in primis la dea Persefone. In pratica, allo stesso modo dei Dinomenidi, i tiranni legati dal loro antenato Teline al culto di Demetra e Persefone. (71)
Certamente dallo studio effettuato sulla monetazione di Morgantina la divinità che emerge rispetto alle altre (Athena-Demetra-Zeus) è quella della Dea Persefone, sia nel periodo Agatocleo (317-289 a.C.) che in quello geroniano (275-215 a.C.), ma soprattutto in quella tormentata fase di crisi con l’adesione alla lega siculo-punica (214-212 a.C.). (72)
Purtroppo dobbiamo constatare che la ricca Polis di Morgantina scomparve sin dal 211 a.C., anche se nel successivo periodo di dominazione romana (211-36 a.C.) venne assegnata ai mercenari ispanici di Moerico, che da bellicosi guerrieri non possedevano certamente una formazione culturale elevata come quella dei morgantini del III sec. a.C.. (73)
Tuttavia dobbiamo rilevare che Roma, oltre a sfruttare le enormi risorse granarie di Morgantina, per come hanno constatato gli archeologi con il ritrovamento di parecchi denari d’argento nei Grandi Granai, a partire dal 211 a.C. sino all’anno 44 a.C. fece aumentare le superfici dei terreni coltivati con vigneti.
Tutto ciò a partire dall’anno 204 a.C., quando Marco Porcio Catone, l’avversario del vincitore di Annibale, il console romano Publio Cornelio Scipione, venne nominato Questore della Sicilia, oramai Provincia romana a tutti gli effetti. (74)
Marco P. Catone ebbe per la mani un libro di Re Gerone II dedicato all’agricoltura e alle sue leggi e sulla base di questo studio, peraltro derivato da un antico trattato punico sull’agricoltura.
La maggior parte dei terreni di Morgantina destinati alla produzione di grano e orzo erano coltivati a rotazione.
Pertanto veniva evitato lo sfruttamento intensivo dei terreni, invece gli uliveti e i vigneti erano sempre tenuti sotto controllo per la qualità dell’olio e del vino e tutto ciò avveniva mediante la stipula di patti e/o contratti fra i ricchi proprietari e i loro coltivatori diretti, ai quali veniva assegnato un lotto di terreno. (vds. tavole di piombo – G. Manganaro).
In pratica, anche se i grandi proprietari di Morgantina tramite gli appalti dei loro terreni potevano accumulare una ricchezza notevole tanto da realizzare le Ville Ellenistiche (Casa di ganimede-Casa del saluto-Casa del magistrato), i coloni e contadini potevano usufruire con le loro famiglie di una parte dei prodotti e l’interesse reciproco era quello di ricavare un guadagno notevole con la vendita di grano, orzo, vino, olio, formaggi e perfino animali (cavalli), e allo stesso tempo evitare che i terreni fossero dati in pascolo.
Dopo la distruzione ad opera dei Romani, nel 211 a.C., sappiamo che Morgantina venne ceduta a MOERICO e i suoi mercenari ispanici con l’annesso territorio (Khorà), ma probabilmente il sistema produttivo dei terreni rimase in mano a diversi proprietari sicelioti (G.Manganaro).
E’ probabile che nelle diverse fattorie dislocate nel vasto territorio la produzione dell’olio e del vino venisse assicurata per rifornire Roma.
Sappiamo che Roma all’epoca aumentava notevolmente di popolazione e con la vittoria sulla nemica Cartagine aveva trasformato la Sicilia in una provincia che doveva principalmente rifornirla di grano, orzo, olio, vino, formaggi etc..
Secondo quanto ci ha lasciato scritto Marco Porcio CATONE con il suo "DE AGRICOLTURA" (un'opera tratta dalle precedenti opere del punico Magone e di Re Gerone II), la fattoria romana doveva diversificare le produzioni. L’olio proveniente dalla Sicilia e quindi anche quello di Morgantina divenne un prodotto ricercato non solo per l’alimentazione ma per le sue proprietà curative della pelle e per l’abbellimento delle matrone romane.
Sappiamo che Morgantina, durante il lungo periodo di dominazione romana (211-36 a.C.), pur essendo trasformata in un Oppidum, i suoi prodotti non diminuirono, tant’è che il MACELLUM realizzato al centro dell’Agorà è una testimonianza evidente dei commerci di una popolazione ibrida composta da siculi-ispanici-romani etc..
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MACELLUM romano di MORGANTINA (211-204 a.C.)
L’episodio legato alla seconda guerra servile (105-101 a.C.), quando il capo dei ribelli SALVIO voleva occupare Morgantina, è un segno indistinguibile che la polis era ancora dotata di grandi risorse.
L’olio veniva ancora prodotto, tant’è che alcuni frantoi vennero costruiti in alcune delle grandi case ellenistiche che erano già state trasformate dagli occupanti ispanici e romani in botteghe e laboratori vari. (Erik Sjoqvist-Kenan T.Erim-Malcolm Bell).
Il Responsabile del Progetto
Umberto DIGRAZIA
PROGETTO :
EILALINOS l’Olio di MORGANTINA
redatto dal Responsabile dell’archivio storico comunale
Umberto DIGRAZIA
STUDIO SUL TERRITORIO
La planimetria del territorio di AIDONE, redatta dal Regio agrimensore Lorenzo Correnti nel 1827, che sulla base di alcune rilevazioni effettuate dal suo avo Francesco Paolo Correnti stimò l’estensione tutto il territorio di Aidone in complessive salme 6884,12 della vecchia misura, tenendo conto che ogni salma corrispondeva a 8192 canne.
Da questa planimetria dalla figura ovale che misura in otto miglia nel diametro da scirocco a maestro e di dodici miglia da libeccio a greco con una circonferenza di ben 28 miglia, MORGANTINA si trova collocata al centro della carta con il toponimo di HERBITA.
Sicchè ho potuto rilevare che rispecchia grosso modo la Korà (territorio) della nostra Polis siculo-ellenizzata di Morgantina e da ciò nasce la presente riflessione storica.

Planimetria del territorio (1827-1830)
Una strada carrozzabile quale Regia trazzera si rileva nella suddetta planimetria e si diparte dalla contrada Bellia di Piazza Armerina, attraversa la cittadina di Aidone e poi arriva, appunto, a HERBITA (MORGANTINA), per proseguire in direzione della contrada Belmontino-Calvino-Passo Piraino, in pratica per collegarsi con l'antica strada romana dell'Itinerario Antonino di collegamento fra KATANE (CATANIA) e AKRAGAS (AGRIGENTO) con il tracciato, seguendo le antiche Statio romane di
1) CAPITONIANA - 2) FILOSOFIANA - 3) CALLONIANA - 4) CORCONIANA
Questa planimetria è stata la mia chiave di lettura per comprendere la concezione di una città greca e la sua Korà, secondo quanto sappiamo dagli insegnamenti del grande filosofo PLATONE (427 a.C. - 347 a.C.) trascritti per noi dal suo allievo ARISTOTELE (384 a.C. - 322 a.C.).
Platone aveva sempre sostenuto che una Polis doveva sorgere in mezzo ad una ricca campagna per integrare meglio gli elementi cittadini. Egli poneva al centro della KORA' la Polis, nella quale confluivano 12 settori di grandezza pari a 500 ettari, che corrispondono a 1.000 iugeri romani. (5.000.000 mq).
Ogni settore della Korà doveva avere le dimensioni di un quadrato che misurava 12 stadion greci, tenuto conto che ogni stadion era di circa 185 metri per ogni lato e quindi per una lunghezza di circa 2220 metri, che corrispondeva grosso alla misura di mezzo Dolico (5500 m).
Ciascun settore era affidato ad un AGRONOMO, (un Magistrato-agronomo) solitamente coadiuvato da un gruppo di 50-60 giovani, che lo collaboravano ogni mese provvedendo al censimento dei fondi ed al calcolo dei raccolti dei prodotti e degli animali.
Nella predetta planimetra è possibile visualizzare i 12 settori di Morgantina, tenendo conto che all'epoca di DIONISIO Il Grande (396 a.C.-366 a.C.) l'approvvigionamento idrico avveniva utilizzando le copiose sorgenti del vicino Monte (AIDONE).
Platone riteneva a ragione che l'acqua fosse l'elemento indispensabile e necessario per la fondazione di una Polis e soprattutto per la sua autonomia.
Esaminando il primo settore, denominandolo come in carta CIAPPINO, lo rileviamo in una zona boschiva, verso l'attuale Piazza Armerina, per cui è possibile che fosse riservato alla caccia degli animali ed al controllo del territorio.
Sin dall'era quaternaria, quando la Sicilia era abitata dall'uomo primitivo, la fauna rilevata dagli archeologi ed anche decritta nell'Odissea di Omero può fornirci l'immagine di questo settore.
Animali selvaggi come cinghiali, cervi, capre, volpi, linci, buoi, vacche e forse anche cavalli hanno sempre abitato sin dal XI sec. a.C. in questa parte del territorio dell'antica città dei Morgeti, per come hanno rilevato gli archeologi Malcolm Bell e Hubert L. Allen – Robert Leighton sulla Cittadella.
Il secondo settore GROTTASCURA-BOSCO è il sito delle sorgenti del fiume ALBOS
(l’attuale GORNALUNGA) e dai rilievi fatti dagli studiosi pare che vi fossero tante querce, aceri, castani.
Il terzo settore S. BARTOLOMEO controllava la vasta pianura dell'Albos e una piccola strada che si diparte da Morgantina in direzione di questa contrada mi fa pensare all'antica strada greco-romana che DIODORO siculo descriveva dalla sua città natale Agyrion.
Possiamo senz'altro affermare che Diodoro siculo conosceva bene Morgantina, se è pur vero che la definiva "POLIS AXIOLOGOS".
Il quarto settore di contrada GRESTI-PIETRAPISCIA non può che confermare l'ipotesi che nell'attuale Castello dei Gresti (Pietratagliata), realizzato nel periodo arabo, vi era un Santuario dedicato al Dio del fiume, ovvero l’Albos situato nel costone roccioso?
La collina venne abitata anche nel II sec. d.C., per cui possiamo affermare che questa zona è un punto strategico per controllare tutta quanta la pianura del territorio.
Il quinto settore comprende le contrade MENDOLA-GIRESI ed anche qui è stata
rilevata dagli studiosi una villa greco-romana, il che fa pensare che lo schema della suddivisione della Korà di Morgantina rimase invariato sino all'epoca della dominazione romana (211 a.C.- 50 a.C.).
Possiamo rilevare che in base ai rilievi effettuati da alcuni archeologi in questo settore vi erano vasti appezzamenti di terreno nei quali venne coltivata l'uva.
Si tratta della famosa Vite murgentina, che venne trapiantata durante la conquista romana (211 a.C.-35 a.C.) nella zona di Pompei, sia Columella che lo stesso Marco Porcio Catone (234 a.C.-149 a.C.) lodavano la fraganza e sapore del vino "MURGENTINO".
Il sesto settore delle contrade SPEDALOTTO-CUGNO confinante con la contrada
Albospino ancora una volta ci sorprende per lo stretto collegamento con il toponimo ALBOS.
Il settimo settore in contrada BELMONTINO-CALVINO-MALARICOLTA confinante con la contrada Margherito è uno dei territori più fertili.
Nel toponimo MONGIOLINO-MARGHERITO = MALGIA HALIL in lingua araba, per alcuni studiosi si tratterebbe della vecchia città sicula di MAGELLA che insieme a MORGANTINA, IBLA ed ERGEZIO nell'anno 211 a.C. subì una feroce distruzione ad opera del Pretore romano Marco Cornelio Cethego.
"AD EOS MURGENTIA ET ERGENTIUM URBES DEFECERE.
SECUTAE DEFECTIONEM EAURUM HIBLA ET MACELLA SUNT
ET IGNOBILIORES QUAEDAM ALIE." (TITO LIVIO)
Successivamente, nell'anno 35 a.C., quando Morgantina venne distrutta
e sepolta nelle macerie con il divieto di inedificabilità decretato da Ottaviano, la popolazione rimasta venne spostata in massa nella contrada Margherito ed il legato di Marcantonio, un certo Oppio Capitone, passato nelle fila del nipote di Cesare fece costruire la Statio Capitoniana, che era la prima stazione dal porto fluviale della vicina Polis di Katane, per il reperimento del frumento coltivato nel vasto territorio degli attuali Comuni di RAMACCA-RADDUSA-CASTELDIJUDICA-AIDONE.
L'ottavo settore in contrada CASALGISMONDO, confinante la contrada Cisterna, in questi ultimi tempi sono stati rinvenuti dei reperti che fanno avanzare l'ipotesi di una Villa greco-romana, nella quale venne poi costruita l'attuale Masseria.
Gli esperti hanno rilevato la stratigrafia completa di tutte le varie fasi di costruzioni nei periodi: bizantino - arabo - normanno.
Il nono settore in contrada TOSCANO confina con il torrente Pietrarossa, che viene descritto in alcune antiche carte geografiche come il fiume Tempio.
Il decimo settore è proprio quello di contrada BACCARATO e la piccola strada rilevata nella planimetria che conduce a Morgantina è la stessa strada romana realizzata nel periodo repubblicano.
L'undicesimo settore in contrada DRAGOFOSSO, confinante con le contrade Gallinica e Santacroce, particolarmente importante per la nostra analisi storica in quanto vi sono state rilevate tracce di tutti i periodi a partire dal IV sec. a.C. sino al XII sec. d.C., soprattutto nel periodo della dominazione araba; il vecchio agglomerato urbano bizantino venne trasformato in Casale o Rahal (in arabo).
Per ultimo, il dodicesimo settore, sito nella contrada MONTAGNA, confinante con la contrada Aliano ed Azzolina; anche qui le tracce del periodo arabo-normanno sono alquanto consistenti.
PROGETTO :
Il progetto prevede uno studio approfondito sui terreni adibiti ad uliveti di tutto il territorio comunale, utilizzando sia la cartografia degli anni 1827-1830 che quella attuale in scala 1:50.000.
Pertanto per la realizzazione è necessario il coinvolgimento degli studenti dell’Istituto Agrario professionale del nostro Comune e di alcuni alunni delle classi terze della Scuola Media “F. CORDOVA”.
Attraverso le allegate Schede, nelle quali sono indicate le contrade dell’epoca, gli studenti potranno rilevare le superfici coltivate, il numero delle piante d’ulivo, la tipologia dell’oliva, la qualità dell’olio prodotto, la resa per quintale, l’altitudine della quota etc..
In tal modo si avrà un quadro preciso e chiaro per gli uliveti del nostro territorio e soprattutto sul tipo e qualità di olio prodotto; anche nel caso di coltivazioni di superfici inferiori all’ettaro.
I dati raccolti nel rispetto della privacy sulle Ditte e coltivatori interessati serviranno per la ricerca scientifica del Dipartimento di Ingegneria e tecnologie agro-forestali dell’Università di PALERMO, che di recente ha effettuato uno studio specifico sulle qualità salutistiche dell’olio extra-vergine d’oliva.
Per l’attuazione del presente progetto mediante una manifestazione pubblica si prevede l’allestimento di nr. 4 stands nei quali saranno esposti i prodotti del nostro territorio come gli oli, i formaggi, i cereali, le carni, ma anche di pregiati vini da parte di Ditte siciliane.
La conoscenza dei cibi avviene solamente quando gli stessi sono assunti direttamente per gustarne le loro qualità, per cui si ritiene utile provvedere alla degustazione di alcuni prodotti nel territorio di Aidone, in modo particolare gli oli, per educare il pubblico al mangiar sano.
Occorre precisare che la nostra REGIONE SICILIA, rispetto alle altre Regioni d’ITALIA, può ancora far valere la genuinità dei propri prodotti, in quanto in alcune zone dell’Isola il paesaggio agrario è ancora incontaminato ed in alcuni casi non ha subito modificazioni rispetto al periodo dell’Ottocento come nel caso di AIDONE.
Pertanto le finalità del Progetto saranno quelle di coniugare cibo, ambiente, paesaggio, cultura e tradizione.
Queste tematiche saranno ampiamente discusse nell’apposito Convegno-studi che si svolgerà presso il Cine-teatro comunale HERBITA con la presenza di esperti e studiosi dell’olio.
Nell’allegato Piano economico-finanziario sono state previste le spese mentre nelle schede relative alle botteghe da allestire, sono stati indicati i prodotti da esporre e quelli da degustare.
AIDONE
IL PROGETTISTA
Responsabile dell’archivio storico comunale
Umberto DIGRAZIA
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