PREMESSA STORICA:
Per illustrare gli splendidi mosaici della VILLA CASALE ritengo importante partire, attraverso la storia, dalla vicina Statio romana di FILOSOFIANA. (1)
Con lo studio del territorio è possibile comprendere i vari passaggi dall’anno 211 a.C., quando la SICILIA divenne una Provincia romana, sino all’anno 390 d.C., quando la Villa venne fortemente danneggiata da un terremoto che la fece cadere in rovina. (2)
Le monete ritrovate della Villa romana (Scavi di Ernesto De Miro, 1983), che nella Statio Filosofiana (Scavi di Dinu Adamesteanu) saranno le fotografie del tempo. (3)
Le monete, come delle cartoline illustrate, serviranno sostanzialmente a suddividere in quattro periodi la storia di questa mirabile costruzione che rimane l’ultima testimonianza della ROMA pagana al tempo della dinastia di COSTANTINO I:
a) Fase rustica della VILLA – dall’età di Nerone sino al periodo dell’Imperatore Probo. (4)
b) Fase intermedia – dall’età di Diocleziano (284 d.C.) sino all’età di Massimiano Erculio (305 d.C.) (5)
c) Fase tardo-romana - dall’età di Costantino Il Grande (306 d.C.) all’imperatore Costanzo II (359 d.C.) (6)
d) Fase post-romana - dalla fine del IV sec. a.C. alla dominazione bizantina della Sicilia
e) Fase bizantino-medievale - dal Papa Gregorio Magno (590 d.C.) sino al Regno di Re Guglielmo II (1189) (7)
Attraverso le varie fonti storiche e in base alle recenti scoperte archeologiche sappiamo che nell’anno 211 a.C. la polis di Morgantina venne duramente punita da Roma per essersi ribellata, insieme alle poleis di Ergezio (Rossomanno? Ma si potrebbe leggere anche "Erbessos" = Montagna di Marzo) di Magella (Pietrarossa) Ybla (Monte Navone?). (8)
Quando il Pro-Pretore Marco Cornelio Cethego, assegnò in base alla disposizione del Senato romano il vasto territorio di Morgantina (Ha. 25.000) all’ispanico Moerico con i suoi mercenari è molto probabile che anche parte dei territori delle altre poleis ribelli furono assegnate a dei cavalieri romani e/o legionari. (9)
La Sicilia, diventando una Provincia romana, doveva obbligatoriamente fornire la stessa quantità di grano, orzo etc. alle legioni romane ancora impegnate nella guerra contro la nemica Cartagine, perciò venne suddivisa dal Console M. Valerio Levino in varie zone. (10)
Molte città siceliote furono trasformate in Oppidum per ospitare i soldati delle legioni del Console Publio Cornelio Scipione (205 a.C.), mentre altre subirono solamente un cambiamento dell’ordinamento legislativo con una netta prevalenza dei cittadini romani all’esercizio della legge e dell’ordine (tribunali di giustizia-presidi militari), mentre ai possidenti siciliani venne data ampia libertà nei commerci e sulle attività legate
alla agricoltura. (11)
Le fattorie greche furono trasformate in fattorie romane, in base agli insegnamenti di Marco Porcio Catone, che esercitò l’attività di Questore in Sicilia.
Il Questore M. Porcio Catone, prendendo spunto dalle leggi vigenti al tempo di Re Gerone II (275-215 a.C.), invogliò parecchie nobili famiglie romane a prendere possesso e/o acquisire molti terreni per costituire delle proprietà. (12)
Tutti i dati archeologici raccolti negli anni dagli studiosi di una vasta zona dell’Isola, come le grandi pianure di Catania e di Gela, svelano questa impostazione territoriale ed assetto produttivo per l’agricoltura data dai romani. (13)
In pratica dalla piccola proprietà geroniana che aveva contribuito alla ricchezza dell’Isola e allo sviluppo, anche con i grandi proprietari si passò alla realizzazione di grandi latifondi romani. (14)
Per la gestione di questi latifondi i proprietari utilizzarono come massa=lavoro i numerosi schiavi circolanti nel Mediterraneo, aumentati in una maniera spropositata dopo la distruzione di Cartagine e la conquista della Grecia avvenuta nell’anno 146 a.C.). (15)
I problemi legati allo sfruttamento degli schiavi da parte dei loro padroni, sorsero in molte aree ed in modo particolare nei territori di Henna-Morgantina-Taormina-Akragas etc. (16)
Nell’anno 135 a.C. ci fu la prima guerra servile organizzata da Euno, uno schiavo di Apamea un pò istrione, che culminò con la conquista di Henna, Morgantina, Ergezio e Taormina. (17)
Dalle narrazioni di Diodoro Siculo, che utilizzò come fonte il filosofo Posidonio di Apamea, sappiamo che il Console L. Calpurnio Pisone nel 133 a.C. riuscì a riconquistare Morgantina, ma dopo un vano assedio venne bloccato ad Henna con i suoi soldati. (18)
Henna, da città fortificata, resisteva con un esercito di schiavi comandato da Euno (Basileos Antiocos) e da Cleone, che da Akragas aveva portato con sé altri schiavi ribelli. (19)
Nel 131 a.C. il Console Publio Rutilio riuscì a debellare Euno con i suoi schiavi, ma nulla potè fare per cambiare lo status quo dello sfruttamento.
La ribellione riprese nuovamente l’anno 105 a.C., quando il Pro-pretore P. Licinio Nerva, in occasione dell’applicazione della Legge agraria di Roma in Sicilia ostacolata dai padroni dei latifondi, si trovò l’amara sorpresa di una nuova ribellione ad opera di Salvio. (20)
Il territorio interessato a questa seconda guerra servile era quasi lo stesso della prima: la vasta area della pianura etnea (Morgantina – Mineo – Ergezio – Magella – Ibla – Erbessos).
Come centro dell’area ribelle venne scelto il vecchio Santuario dei Palici, le divinità utilizzate dall’abile Salvio per giustificare il suo programma politico di ribellione a Roma e di autonomia e libertà. (21)
Dalle fonti storiche sappiamo che gli schiavi di Morgantina furono abilmente ingannati dal Pretore L. Nerva e tutto ciò favorì Salvio, che aumentò di numero il suo esercito personale; non sappiamo se alla fine la città venne conquistata dai ribelli. (22)
Nell’anno 101 a.C. Salvio (diventato Trifone), che si era portato il suo esercito in un posto sicuro a Triocala (Caltabellotta) dopo la sua improvvisa scomparsa, aveva nominato suo successore Atenione, costui impunemente uscì dalla fortezza e venne duramente sconfitto dal Console romano Manlio Aquilio. (23)
Successivamente alcuni Consoli romani cercarono di evitare nuove ribellioni di schiavi favorendo in qualche modo le loro condizioni di vita tassando i vari proprietari siciliani, ma sostanzialmente il sistema produttivo era sempre lo stesso, con i latifondi utilizzati in misura maggiore per i pascoli. (24)
Il Pretore Caio Verre nel 73 a.C. applicò alla lettera il mandato del Senato romano e in alcuni casi usò il suo potere per arricchirsi secondo l’accusa rivolta dal celebre avvocato Marco Tullio Cicerone, che conosceva bene la Sicilia, in quanto nel 76 a.C. aveva esercitato l’attività di Questore a Lilibeo. (25)
Dalle sue Verrine M. Tullio Cicerone ci descrive una Sicilia impoverita, ma tutto ciò
avvenne per lo sfruttamento dei latifondi da parte dei Romani e non certo per le sole ruberie di Caio Verre. (26)
Il Senato romano, per evitare nuove ribellioni ed anche ruberie, dispose che nel territorio siciliano venissero realizzate delle Statio per controllare non solo la produzione granaria, ma per vigilare sui trasporti. (27)
Ciò avvenne durante il dominio di Cesare (55-44 a.C.); il triumviro era propenso a concedere un diritto di cittadinanza ai siciliani e sapeva che molte potenti famiglie romane si erano stabilmente stanziate in Sicilia con legami familiari con i siciliani (la gens Pompeia – Hotacilia - Servilia - Claudia - Marcellia - Cornelia – Memmia). (28)
La Sicilia tutto sommato era la fonte principale di rifornimento di grano per Roma e, quando dopo la morte di Cesare (44 a.C.) venne conquistata da Sesto Pompeo, avversario dei nuovi Triumviri Marcantonio, Ottaviano e Lepido, quando le scorte non arrivarono alla capitale ci fu una sommossa popolare tale da indurre Ottaviano a stipulare un patto di alleanza con lo stesso Sesto Pompeo.
Dopo la vittoria di Ottaviano su Sesto Pompeo, avvenuta nel 36 a.C. con la distruzione di molte città ribelli come Morgantina e Hibla, gran parte della popolazione venne forzatamente spostata nelle nuove Statio e disposta a gruppi nelle fattorie e sui campi. (29)
Molti terreni, di proprietà dei familiari e seguaci di Sesto Pompeo, furono da Ottaviano assegnati ad alcuni suoi legati e a quelli dell’altro triumviro Marcantonio, mentre Lepido venne estromesso dal potere. (30)
Nella vasta area calda dell’Isola venne costruita una nuova strada romana che si dipartiva da Catina (Katane) sino ad Agrigentum (Akragas) e quindi sul percorso furono realizzate diverse Statio. (31)
La prima posta a 24 miglia la Statio CAPITONIANA venne sicuramente denominata così per l’assegnazione ad Oppio Capitone, un legato prima di Cesare e poi di Marcantonio che passò con Ottaviano. (32)
La seconda, denominata FILOSOFIANA, potrebbe essere stata assegnata a un certo Philonides, un medico di Epidamno che in quel periodo si era trasferito in Sicilia nella zona fra Catania ed Enna. (33)
Attraverso i bolli laterizi ritrovati a suo tempo dagli archeologi, PHIL – SOF, possiamo ipotizzare che il toponimo SOF è il diminutivo di Soffanas, allo stesso modo di quelli come CAL – CALVI che rimandano ad un’altra Statio come CALVISIANA, posta nella pianura di Gela e assegnata da Ottaviano al suo ammiraglio C. Calvisius Sabinus; infatti sono stati ritrovati altri suoi bolli con il toponimo SAB. (34)
C’è da rilevare che, in base ai reperti archeologici come le monete rinvenute (vds. Schede allegate), nella Statio FILOSOFIANA, la stessa comprendeva un territorio che si dipartiva dal fiume Gelas sino al fiune Cimia e in qualche modo faceva parte nel VII sec. d.C. dei possedimenti (Massae) della famiglia Anicia (quella del Papa Gregorio Magno), imparentata con la famiglia Mummia-Cornelia, proprietaria e titolare del latifondo a partire dell’età di
Nerone e sino alla fine del IV sec. d.C. (35)
IL PROPRIETARIO o COMMITTENTE :
La Villa rustica, edificata nella prima età dell’Impero di Nerone da una nobile famiglia come quella dei Cornelli (il Prefetto Cornelius Mansuetus) e Memmia (il Prefetto Memmius Apollinaris), serviva solamente per controllare le sorgenti del fiume Gelas. (36)
A supporto di questa mia ipotesi abbiamo due scritte epigrafiche studiate a suo tempo dal prof. Giacomo Manganaro; la prima è una lapide ritrovata a Morgantina.
Questa lapide è una chiara testimonianza del destino subito da Morgantina per avere ospitato molti schiavi aderenti alla causa di Sesto Pompeo; sicuramente questo Cornelio A. Pompeo Marcello era un suo familiare (37).
"CORNELIUS ALBINIANUS POMPEIUS MARCELLUS
PATRONO SUO OPTIMO BENE MERENTI"
La seconda, ritrovata nel Larario della Villa romana, ci parla della moglie dell’Imperatore Nerone. (38)
"DIVAE AUGUSTAE POPPAEA NERONI
CLAUDIO CESARI AUGUSTO GERMANICO
P.M. QUI DEDICATIONE EPULUM SING. DECURIONIBUS"
Da alcune fonti storiche sappiamo che Marco Vipsanio Agrippa, il valoroso generale ed ammiraglio nonché genero di Ottaviano Augusto, fu alquanto magnanimo con la gens Pompeia in relazione al legame con la sua prima moglie e perciò il suo primo procuratore in Sicilia fu un certo Pompeius Grophus. (39)
Con la prima redazione dei possedimenti di Roma, effettuata dallo stesso Marco Vipsanio Agrippa il vincitore Ottaviano, figlio adottivo del grande Cesare, assegnò ad alcuni suoi familiari sia la Statio Capitoniana che la Statio Filosofiana, tant’è che una scritta epigrafica, ritrovata sulla Villa e studiata dal dotto Manganaro è la seguente (40):
IMPERATOREM FUNDUM SUUM PER FUNDUM CAESARIS
Tutto ciò si spiega con una lapide intitolata ad un servo e diverse monete di Domizia, la moglie dell’Imperatore Domiziano (81-96 d.C.), nelle zone di Ramacca e Casalgismondo, vicine alla Statio Capitoniana. Invero doveva trattarsi di proprietà della famiglia Imperiale, anche perché nel 12 d.C., quando M. Agrippa morì, il suocero Ottaviano diventò il proprietario dei suoi possedimenti, in pratica gran parte dei terreni delle due Statio erano di fatto PATRIMONIUM CESARIS. (41)
Nella Statio Filosofiana alcune monete di Tiberio e di Nerone potrebbero avvalorare questa mia ipotesi e soprattutto l’edificazione del Templum, in onore della bambina Giulia figlia di Nerone e di Poppea, che morì all’età di due anni e venne sepolta nella Villa rustica appartenente alla famiglia di Cornelius Memmius Orfitus. (42)
Il prenomen ORFITUS sarà stato acquisito da Cornelius Memmius per la carica di Pontifex Solis, che l'Imperatore Nerone diede nel momento della realizzazione del suo Colosso (Nerone come il Dio Helios) vicino al grande lago, dove alcuni anni dopo doveva edificarsi il grandissimo anfiteatro Flavio, chiamato appunto COLOSSEO. (43)
Attraverso l’elenco della gens Cornelia sappiamo che il Console Servio Cornelio Salvidieno Orfito, nominato nel 110 d.C., possedeva un grosso latifondo in Sicilia che venne ereditato dal figlio Cornelio Scipione Salvidieno Orfito nominato Console nell’anno 149 d.C.. (44)
Un’ulteriore conferma che la famiglia dei Cornelii (Orfitus) possedeva questa parte di territorio fertile della Sicilia ci viene data da una iscrizione del II-III secolo d.C. che si trova nel Museo Capitolino di Roma di Servio Cornelio Scipione Salvidieno Orfito, il Console dell’anno 178 d.C. che possedeva un Hortus Inclusus nell'isola vicino alla città di HIBLA. (45)
La grande proprietà orbitante nell’area della Statio Filosofiana era di questa nobile famiglia dei Memmius Cornelius Orfitus, per come rilevato dalle monete degli Imperatori romani ritrovate durante lo scavo archeologico del prof. Ernesto De Miro (vds. SCHEDE SULLE MONETE). (46)
Questo scavo effettuato nel 1983 era l’ultimo di una lunga serie iniziata sin dal 1812 e poi proseguita nel 1881 dall’Ing. Luigi Pappalardo, che però non fecero abbastanza luce sulla cosidetta Palatia o Plutia, già studiata dal Chiarandà. (47)
Nel 1929 il grande archeologo Paolo Orsi, con l’assistenza di Rosario Carta, cercò di svelare l’arcano mistero di quella grande fattoria romana dell’Impero, saccheggiata dai barbari invasori dell’isola e poi restaurata dagli Arabi a partire dal 827 d.C.. (48)
Nel 1935 il Prof. Giuseppe Cultrera riuscì a liberare la Villa e attraverso la visione chiara della grande Aula Triloba si ripensò scientificamente alla scoperta avanzando delle ipotesi alquanto altisonanti (Villa Imperiale di Massimiano Erculio). (49)
Solamente nel 1950, con lo scavo totale operato sotto la direzione di Gino Vinicio Gentili, la Villa romana venne separata dalle strutture medievali del Casale arabo-normano, in pratica il Casale dei Saraceni del Chiarandà, nel quale furono ritrovate parecchie monete dei Monarchi normanni databili dal 1130 al 1189 d.C. (follari e tarì d’oro). (50)
Perciò ritengo importante fare un excursus storico attraverso le monete degli Imperatori romani ritrovate nello scavo in profondità del 1983 (De Miro), che è servito a separare i vari periodi storici, per cui nell’allegate schede le monete sono state opportunamente suddivise in gruppi sino alle ultime dell’Imperatore Costanzo II. (51)
Per supportare la mia ipotesi che il proprietario della Villa sia stato il Prefetto urbano MEMMIUS VITRASIUS ORFITUS HONORIUS, nato l’anno 296 d.C. e morto il 369 d.C., c’è una prova inconfutabile: si tratta di una lapide ritrovata a Sciacca (datata 345-350 d.C.) che è la seguente (52):
"PRO BEATITUDINE TEMPORUM DOMINORUM NOSTRORUM COSTANTI
ET COSTANTIS AUGUSTORUM STATIONEM A SOLO FECERUNT
VITRASIUS ORFITUS ET FLAVIUS DULCITUS VIRI CLARISSIMI
CONSULARES PROVINCIA SICILIAE ISTANTE FLAVIUS VALERIANO
DUCENARIO AGENTE IN REBUS ET PRAEPOSITO CURSUS PUBBLICI"
Questo Memmius Vitrasius Orfitus non era altri che il diretto discendente del Console S. Cornelio Scipione Salvidieno Orfito e sappiamo che iniziò la sua carriera sin da giovane al tempo dell’Imperatore Costantino Il Grande (306-337 d.C.). (53)
Il Memmius Vitrasius ebbe anche la fortuna di sposare Costanza, una cugina dell’Imperatore Costanzo II (337-361 d.C.) e molto probabilmente negli anni 319-321 d.C., quando svolgeva l’attività di Procuratores Consulares delle provincie dell’Africa-Mauretania, Egitto e medio Oriente, di fare realizzare un sogno nella modesta Villa dei suoi avi, una grandiosa dimora degna del suo rango, che gli serviva soprattutto per riposare durante i suoi frequenti viaggi in Africa, fatti allo scopo di reperire gli animali per il Circo Massimo di Roma. (54)
Sappiamo attraverso le fonti storiche che Memmius Vitrasius Orfitus ebbe due figlie una chiamata Rusticana che sposò Quinto Aurelio Simmaco, lo scrittore e politico esponente di punta del paganesimo di Roma. (55)
A me pare che i mosaici fatti realizzare dal ricco Memmius Vitrasius Orfitus, senza badare a spese nella sua splendida dimora dotata di ogni benessere, siano una testimonianza inequivocabile della sua vita da pagano. (56)
Le fonti storiche (Eusebio-Ammiano Marcellino) ci descrivono il passaggio dal paganesimo alla religione cristiana, in pratica era stata proclamata Religione dell’Impero già da Costantino Il Grande nel 325 d.C. e seguita dai suoi figli Costantino II, Costanzo II e Costante, ma è pur vero che in quel periodo il paganesimo era alquanto diffuso e tollerato. (57)
Solamente uno ricco come Memmius Vitrasius Orfitus, che svolse anche il compito di Ambasciatore imperiale, durante il periodo di suddivisione dell’Impero con a Roma il giovane Costante (subentrato al fratello maggiore Costantino II) e di Costanzo II presso la nuova capitale Costantinopoli, poteva permettersi una Villa con una grande Aula basilicale in grado di ospitare numerosi visitatori. (58)
Per non parlare della grande Aula triloba dedicata ad Ercole, una divinità pagana adottata prima da Massimiano, da Costantino e poi da Memmius Orfitus per il suo Imperatore Costantino? (vds. MEDAGLIONE DI VETRO) e soprattutto con le terme attive per l’utilizzo del fiume Gelas, con un grande peristilio nel quale era possibile rappresentare la sua principale attività di funzionario Imperiale. (59)
Con la descrizione dei vari locali mi occuperò in seguito delle possibili analogie con le grandi costruzioni realizzate durante il dominio di Costantino Il Grande e figli (306-363 d.C.) sia a Roma che in altre città dell’Impero romano riunificato, dopo la suddivisione operata da Diocleziano (284-305 d.C.). (60)
Memmius Orfitus venne inviato diverse volte in missione come Ambasciatore sia dal Senato Romano, durante l’usurpazione di Nepoziano, che dall’Imperatore Costanzo II, presso l’altro usurpatore Magnenzio. (61)
Nella sua grande Villa in Sicilia Memmius Vitrasius Orfitus faceva soggiornare la propria famiglia, poiché era quasi sempre impegnato a Roma, occupato a tempo pieno per gestire l’Annona della capitale e per il suo ruolo di Pontifex solis (ereditato dalla famiglia) doveva necessariamente provvedere al trasporto delle fiere ed animali feroci con le navi dai porti africani, per gli spettacoli al Circo Massimo. (62)
Per il suo prestigio Memmius Vitrasius Orfitus presiedette diverse volte come Giudice alle gare delle corse con le quadrighe e molte corporazioni di Roma gli fecero erigere diverse statue; anche la sua ammirazione per il Dio Apollo è stata una testimonianza del suo vivere nel lusso con tutti gli agi nella sua imperiale dimora (musica – bagni – giochi in famiglia). (63)
Certamente la sua parentela con l’Imperatore Costantino attraverso la moglie Costanza (figlia del fratellastro Costanzo Gallo?) potrebbe essere la chiave per l’interpretazione dei mosaici della grande Aula triloba con la raffigurazione di Ercole (Costantino) e Iolao (Memmius Orfitus) con i giganti feriti a morte (Licinio).
Sappiamo che quando venne nominato la prima volta Praefectus Urbi di Roma l’8 dicembre 353 d.C. dall’unico Imperatore Costanzo II, probabilmente incaricò il genero Quinto Aurelio Simmaco di occuparsi della sua Villa della Sicilia, una Provincia che doveva ancora rifornire di grano la grande Roma. (64)
Ecco perché le ultime monete ritrovate nella Villa sono dell’Imperatore Costanzo II e si può anche spiegare il momentaneo abbandono, in seguito alla confisca operata dallo stesso Imperatore nell’anno 355 d.C. nei confronti di Memmius Orfitus per gli ammanchi della cassa vinaria di Roma. (65)
A me pare che l’Obelisco raffigurato nei mosaici della Palestrae sia quello di Augusto (l’attuale di Piazza del Popolo), anche se sappiamo che Memmius Vitrasius Orfitus fece collocare il grande Obelisco proveniente dall’Egitto (quello di S.Giovanni Laterano) nel maggio dell’anno 357 d.C., quando in occasione della visita a Roma dell’Imperatore Costanzo II il nostro Pontifex solis aveva organizzato i Vicennalia (20 anni di regno). (66)
Ancora oggi è possibile meravigliarsi di questa Villa, definita non a torto Imperiale, la splendida dimora del ricco Prefetto Memmius Vitrasius Orfitus, che la fece costruire anche con fondi dell’Annona negli anni 322-330 d.C. (67).
Sappiamo, attraverso i dati archeologici, che negli 361-362 d.C., durante l’Imperatore Giuliano l’Apostata, ci fu un crollo e che quindi in seguito alla fine del IV sec. d.C. (nel terribile terremoto del 390 d.C.) venne completamente abbandonata per ragioni a noi sconosciute, ma che sarà possibile ancora svelare attraverso gli scavi archeologici della Pars fructuaria di questi ultimi anni 2008-2009. (68)
In ogni caso sarà meglio descrivere i mosaici dei vari locali di questa Villa che grosso modo sono stati realizzati a partire dagli anni 325-330 con successivi restauri sino agli anni 350-358 d.C.. (69)
Umberto DIGRAZIA

Medaglione di vetro (BRITISH MUSEUM)
con MEMMIUS VITRASIUS ORFITUS e la moglie COSTANTIA
ed ERCOLE, la loro divinità della VILLA ROMANA del CASALE

ROMA – FORI IMPERIALI
basamento della statua dell’Imperatore COSTANZO II
eretta da MEMMIUS VITRASIUS ORFITUS
in occasione dei suoi VICENNALIA del 357 d.C.
La scritta è la seguente:
PROPAGATORI°IMPERII
ROMANI ° Domino ° Nostro
Flavio ° IULio ° COSTANTIO ° MAXIMO
TOTO ° ORBE ° VICTORI ° AC
TRIUMFATORI ° SEMPER° AUGusto
MEMMIUS ° VITRASIUS ° ORFITUS °Vir ° Clarissimus
ITERUM° PRAEFectus°URBI ° IUDex° SACrarum° COGNitionum
TERTIUM ° Devotus° Numini°MaiestaQue° EIUS