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Piazza Armerina
Storia

La storia della città di Piazza (Armerina fu aggiunto nel 1862) ha inizio nel periodo normanno, ma il suo territorio fu abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici di Monte Navone e, soprattutto, di Montagna di Marzo. La città dovette essere fiorente in epoca romana, come è testimoniato dalla splendida Villa romana del Casale dell'inizio del IV secolo d.C., con i suoi pavimenti in mosaico famosi in tutto il mondo. Nel corso dei secoli ha subito alterne vicende, ma ha spesso svolto ruoli politici di prestigio e la sua vita culturale ed economica è stata sempre particolarmente attiva, tanto da meritarsi l'appellativo di "città opulentissima" da parte dell'imperatore Carlo V. Piazza Armerina (721 m slm - ab. 22.000 ca.) è una città ideale per chi voglia trascorrere una piacevole vacanza all’insegna del relax e della cultura. Essa è, infatti, un felice connubio tra l’opera della natura e l’intervento dell’uomo. Circa 20.000 ettari di verdi e lussureggianti boschi ne mitigano il clima durante le calde giornate estive e la rendono località ideale di villeggiatura. E’anche una interessante città d’arte e ed i suoi numerosi monumenti, che rappresentano un patrimonio culturale inestimabile, meritano di essere riscoperti.

 

Cultura

La cittadina è nota per far parte dei cosiddetti "comuni lombardi" di Sicilia, il cui vernacolo (chiamato anche "gallo-italico") ha poco a che fare con gli idiomi indigeni e molto invece con quelli delle regioni settentrionali piemontesi, specie delle zone del Monferrato. Il fatto è spiegabile storicamente per essere stata distrutta la precedente cittadina di Piazza - riedificata da Ruggero I su un precedente insediamento greco-romano (forse Platea/Plutia) - dal re normanno Guglielmo I per punirla della sua ribellione. Successivamente essa fu ricostruita più in alto da Guglielmo II sul colle Armerino, e popolata con genti provenienti dalle aree "longobarde" settentrionali. Il dialetto è stato studiato fra gli altri da Remigio Roccella che ha provveduto a stilare un Vocabolario della lingua parlata in Piazza Armerina (Caltagirone, 1875 e successiva riedizione di Forni, Bologna, 1970) ma si possono ricordare anche i contributi di Litterio Villari (Storia della città di Piazza Armerina - L'antica Ibla Erea, Piacenza, La Tribuna, 1973).

 

Itinerari


Piazza Garibaldi

Si prova un senso di grande stupore quando, percorrendo la via Roma, poco prima di giungere in piazza Garibaldi si intravede la maestosa cupola della Cattedrale che svetta sopra i tetti delle case, sopra il frontone di Palazzo di Città (XVIII sec.), il palazzo Capodarso (XVIII sec.), la chiesa di Fundrò (XVII sec.), l’ex convento dei Benedettini (XVII sec.), quasi a voler sottolineare la sua supremazia architettonica, rispetto agli altri monumenti della città, che, benchè egregi, non possono certo competere con questo colosso che sovrasta e domina l’intera città. Tutti questi edifici, di notevole sobrietà ed eleganza, oltre ad essere apprezzati singolarmente, vanno considerati come un unico complesso architettonico, in cui ogni singola costruzione è armonicamente integrata nella struttura complessiva della stupenda Piazza Garibaldi, cuore pulsante della città, da cui si dipartono in ogni direzione strade dal sapore antico, dove ogni pietra ha qualcosa da dire al visitatore che, con sguardo attento, sappia apprezzarne la essenziale intrinseca bellezza.

Castellina

Proprio dietro l’ex Convento dei Benedettini è ubicato il quartiere Castellina, uno dei quattro quartieri storici della città, così chiamato in quanto si estendeva ai piedi di un castello che nel medioevo sorgeva in luogo dell’attuale convento di San Francesco. Il suo nucleo é rappresentato dalla chiesa di Santa Veneranda, la cui fondazione probabilmente risale al 1180, mentre il prospetto attuale é del 1650. Nella parte più bassa il quartiere é delimitato dall’antica Torre Castellina (1337) e da un tratto di muro di cinta, caratterizzato da un’ampia breccia che funge da porta d’ingresso al quartiere.

Piazza Duomo

Risalendo la via Cavour si giunge in piazza Santa Rosalia, recentemente restaurata, dove prospettano sulla destra il Palazzo Trigona di Canicarao (XVII sec.) e sulla sinistra l’ex pretura, già sede della centrale elettrica, oggi sede dell’Università. Poco più avanti, al visitatore viene offerto il maestoso spettacolo dell’ex convento di San Francesco (XVIII sec.), col famoso balcone del Gagini, che precede di poco la vista del Duomo. Ci sono voluti quasi tre secoli per completare questa imponente opera, dal maestoso portale con colonne tortili, fortemente voluta dal barone Marco Trigona, il quale, alla sua morte, nel 1598, istituì un lascito per la costruzione di un edificio religioso più sontuoso della preesistente quattrocentesca Chiesa Madre, di cui oggi rimane il campanile in stile gotico-catalano nella parte inferiore, con rimaneggiamenti cinquecenteschi nella parte superiore. L’interno, a croce latina, ha una grande navata con cappelle laterali comunicanti e custodisce numerose opere d’arte, tra le quali segnaliamo la secentesca tela dell’ Assunzione della Vergine di F. Paladini, collocata sopra l’altare del transetto sinistro, il Martirio di Sant’Agata di Jacopo Ligozzi e la Croce lignea di scuola antonelliana di ignoto, denominato convenzionalmente Maestro della Croce di Piazza Armerina, dipinta su entrambe le facce (Cristo Crocifisso, nella parte anteriore, Cristo risorto, nella parte posteriore).

Nella stessa piazza, al centro della quale è posta la statua del Barone Marco Trigona, raffigurato nel gesto di offrire la cattedrale alla città, si affaccia anche il palazzo dei Trigona della Floresta (XVIII sec.), che presto, si spera, diventerà degna sede del museo archeologico cittadino.

Il Monte

Lungo la via Monte, l’antica “strata mastra” (strada maestra), si incontrano numerosi edifici degni di essere menzionati: il palazzo Geraci, il Monastero della Trinità, il palazzo che la tradizione indica come abitazione del barone M. Trigona, dall’elegante portale gotico-catalano, il palazzo dei marchesi di Roccabianca, purtroppo malamente rimaneggiato. Il quartiere Monte è il classico esempio di impianto urbanistico normanno, con le caratteristiche stradine organizzate in forma di lisca di pesce che si dipartono dalla strada principale. In fondo alla via Monte è possibile visitare la secentesca chiesa degli Angeli Custodi, riccamente affrescata, e la chiesa di S. Maria della Catena (XII sec.), già San Nicola al Monte. Dalla via Crocifisso si giunge all’omonimo quartiere, dove a pochi metri di distanza si trovano la chiesa del Crocifisso e la chiesa di S. Martino di Tours, prima chiesa fondata dai Normanni nella nuova città di Platia, la cui costruzione iniziò nel 1163.

Piazza Castello

Situata nella parte meridionale dell’antico quartiere “Monte”, questa suggestiva piazza comprende, oltre al Castello Aragonese, costruito alla fine del XIV secolo e a lungo residenza del re Martino I d’Aragona, da cui prende il nome, anche alcuni eleganti palazzi patrizi (Velardita e Roccazzella del XVIII sec., Starrabba del XIX sec.) e la deliziosa chiesa della Madonna della Neve (XVII sec.), annessa al convento degli agostiniani, che nel corso dei secoli ha subito alterne vicende ed è oggi proprietà delle suore della Sacra Famiglia di Spoleto, che l’hanno adibita a Casa di riposo per le suore anziane.

Il Collegio

Lungo la via V. Emanuele, che collega piazza Castello a piazza Garibaldi, si incontrano l’ex Convento dei Gesuiti, con l’annessa chiesa di S. Ignazio (XVII sec.), e la chiesa di Sant’Anna (XVIII sec.), dalle forme eleganti e sinuose.

Canali

Poco oltre è la piazza Garibaldi, da cui si può facilmente visitare il contiguo quartiere Canali, antico borgo storico che fino al 1492 ospitò gli ebrei (Giudecca) e fu luogo di commercio ed artigianato. Il quartiere è ubicato nella parte più bassa della città, dove si trova l’ antica fonte dei Canali, dalle cui quattro bocche sgorga abbondante acqua fresca, che viene poi convogliata nell’annesso lavatoio medievale. Nei pressi della fonte si trova una piccola chiesa dedicata a Santa Lucia, probabilmente riedificata nel 1685 su una precedente sinagoga ebraica del XIV secolo. Nella parte più alta del quartiere è possibile visitare la secentesca Chiesa dell’Itria, dall’elegante portale barocco in pietra arenaria, che fu la seconda parrocchia della città dopo San Martino.

Il Seminario

Dopo aver imboccato la via Umberto I si incontra subito la secentesca chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. Percorrendo la strada laterale che la costeggia si giunge al piano S. Antonio, che prende il nome dall’omonima chiesa, ora sconsacrata, dedicata al santo protettore degli animali domestici. Su questa piazzetta prospettano la chiesa di S. Vincenzo e l’ex convento di San Domenico (XVII sec.); entrambi gli edifici fanno parte del complesso edilizio del palazzo vescovile. Dalla via Cammarata, di fronte all’ingresso del Seminario, si ritorna in via Umberto I, lungo la quale si incontrano il bel Palazzo Mandrascati, purtroppo malamente rimaneggiato; l’ex Convento di S. Chiara, sventrato in un mal riuscito tentativo di restauro, ed altri interessanti prospetti di palazzi signorili.

Piano Teatini

In posizione contigua rispetto al largo S.Giovanni, su cui prospetta la trecentesca chiesa di S. Giovanni, pregevolmente affrescata nel XVIII secolo dal pittore fiammingo G. Borremans, si trova la chiesa di S. Lorenzo al Patrisanto, volgarmente nota come chiesa dei Teatini. Nella stessa piazza Martiri d’Ungheria (l’antico piano Padre Santo) si trova la Torre del Padre Santo, appartenente alle mura medievali della città. Nelle immediate vicinanze è possibile visitare la secentesca chiesa di S. Stefano e la Commenda dei Cavalieri di Malta, la cui costruzione risale al secolo XII. Accanto si trova il Teatro Garibaldi, la cui costruzione è degli inizi del novecento. Poco oltre, dopo aver superato il monumento dedicato al Gen. A. Cascino, eroe della I Guerra mondiale, si incontra la cinquecentesca chiesa di S. Pietro, dal bel soffitto ligneo a cassettoni del ‘700.

Casalotto

Il sobborgo rurale del Casalotto apparteneva per censo ai Branciforti di Mazzarino e solo intorno al 1598 entrò a far parte della città di Piazza. Nel borgo esisteva un oratorio di S. Filippo Neri, che nel XVII secolo venne trasformato in chiesa sacramentale. La chiesa di S. Filippo è ubicata nell’omonimo piano e presenta un prospetto sobrio, con portale intagliato in arenaria. Nella parte bassa del quartiere si erge la secentesca chiesa del Carmine, con annesso convento, che fu costruita sulle rovine della quattrocentesca chiesa di S. Alberto, di cui rimane la torre campanaria in stile gotico-catalano. Interessanti il chiostro cinquecentesco e la Madonna marmorea di A. Gagini collocata sopra il portale della chiesa.

Fuoriporta

Gran Priorato di Sant’Andrea Fondata nei primi decenni del 1100, questa chiesa è un pregevole esempio dell’arte medievale siciliana. All’interno un restauro eseguito nel secolo scorso ha portato alla luce una serie di pregevoli affreschi, databili dal XII al XV secolo .

Convento di Santa Maria di Gesù

Fu fondato nella prima metà del 1400, ma l’attuale costruzione risale probabilmente al secolo successivo. Interessante il portico a pilastri, che fa da base ad una loggia ad archi ribassati retta da colonnine.

Santuario di Piazza Vecchia

E’così denominato perché, secondo la tradizione, in questo luogo doveva trovarsi la vecchia Piazza (Plutia), prima di essere distrutta da Guglielmo I. Qui, nel 1348, fu ritrovata l’immagine della Madonna delle Vittorie, che è attualmente custodita nella Cattedrale. Nel Santuario si trova, invece, una copia della sacra icona che ogni anno, l’ultima domenica di aprile, viene portata in processione da Piazza Vecchia fino alla chiesa degli Angeli Custodi e riportata indietro il tre di maggio, giorno in cui si celebra una grande festa popolare che coinvolge tutta la popolazione.

 
Immagini da Piazza.....
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